Fiscalità internazionale: vivere, lavorare e fare impresa tra l’Italia e l’estero
Rientri in Italia dopo anni all’estero, ti trasferisci in Sardegna, lavori da qui per un’azienda straniera o la tua impresa vende fuori confine? Le regole fiscali cambiano molto a seconda di dove sei residente, di dove produci il reddito e di quando fai certe scelte.
Lo Studio Salaris ti aiuta a capire quale regime si applica al tuo caso, a utilizzare le agevolazioni previste e a evitare doppie imposizioni e sanzioni.
A chi è rivolto
- Italiani che rientrano in Italia dopo un periodo di lavoro all’estero
- Stranieri e pensionati che scelgono di trasferirsi in Sardegna o in Italia
- Chi vive in Italia ma ha redditi, conti, immobili o investimenti all’estero
- Chi vive all’estero e ha immobili o redditi in Sardegna
- Chi lavora dall’Italia per un datore di lavoro o clienti esteri
- Imprese e professionisti che comprano o vendono in Europa e nel mondo
Regime impatriati: tassazione ridotta per chi rientra
Chi trasferisce la residenza fiscale in Italia per lavorarci può essere tassato solo su una parte del reddito. Con le regole in vigore dal 2024 è tassato solo il 50% del reddito di lavoro dipendente o professionale, entro un limite di 600.000 euro l’anno, per l’anno del rientro e i quattro successivi. La quota esente sale al 60% se ti trasferisci con un figlio minorenne, o se un figlio nasce o viene adottato durante il regime, purché il figlio risieda in Italia. Il reddito d’impresa è escluso.
Servono alcuni requisiti: non essere stati residenti in Italia nei tre anni precedenti (sei o sette se si torna presso lo stesso datore di lavoro o gruppo), avere un’elevata qualificazione o specializzazione, svolgere l’attività prevalentemente in Italia e impegnarsi a restare residenti per almeno quattro anni.
Chi ha trasferito la residenza anagrafica in Italia entro il 31 dicembre 2023 resta nel regime precedente, fino alla sua scadenza. Chi si è trasferito nel 2024 dopo aver acquistato l’abitazione principale in Italia entro il 2023 (e nei 12 mesi prima del trasferimento) può prolungare il nuovo regime di tre anni.
Verifichiamo i requisiti prima del rientro, gestiamo la richiesta al datore di lavoro o l’applicazione in dichiarazione e seguiamo i casi particolari, come i professionisti con partita IVA.
Approfondisci: Lavoratori impatriati · Impatriati e NASpI · Impatriati e base imponibile contributiva
Gli altri approfondimenti
Docenti e ricercatori che rientrano
È tassato solo il 10% del reddito da docenza o ricerca, per sei anni, che possono diventare otto, undici o tredici in presenza di figli minorenni o con l’acquisto di casa in Italia. Servono almeno due anni di attività documentata all’estero.
Residenza fiscale: dove paghi le tasse
Dal 2024 è fiscalmente residente in Italia chi, per la maggior parte dell’anno (anche sommando periodi non consecutivi e contando le frazioni di giorno), è presente fisicamente in Italia, oppure vi ha la residenza (la dimora abituale) o il domicilio, cioè il luogo delle principali relazioni personali e familiari. Chi è iscritto all’anagrafe di un comune italiano si presume residente, salvo prova contraria. L’iscrizione all’AIRE, da sola, non basta a dimostrare che vivi all’estero.
Ti aiutiamo a stabilire la tua residenza fiscale, a pianificare un trasferimento all’estero o un rientro e a documentare correttamente la tua situazione.
Pensionati esteri in Sardegna: imposta del 7%
Chi riceve una pensione da un ente estero e si trasferisce da un Paese che collabora con l’Italia nello scambio di informazioni fiscali in un comune fino a 30.000 abitanti di Sardegna, Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata, Puglia, Molise o Abruzzo, o in alcuni comuni del Centro Italia colpiti dai terremoti, può pagare un’imposta sostitutiva del 7% su tutti i redditi di fonte estera, per l’anno del trasferimento e i nove successivi. Non bisogna essere stati residenti in Italia nei cinque anni precedenti. La nuova soglia di 30.000 abitanti è in vigore da aprile 2026: verifichiamo con te da quale anno si applica.
Neo-residenti con redditi esteri elevati
Chi trasferisce in Italia la residenza dopo almeno nove degli ultimi dieci anni all’estero può pagare un’imposta forfettaria annua sui redditi prodotti all’estero, invece dell’IRPEF ordinaria. Per chi si trasferisce dal 2026 l’importo è di 300.000 euro l’anno, più 50.000 euro per ogni familiare incluso, per un massimo di quindici anni. I redditi prodotti in Italia restano tassati ordinariamente. Per chi si trasferisce dal 2027 il regime non si potrà cumulare con quello degli impatriati.
Redditi e beni all’estero
Conti, investimenti, immobili, partecipazioni e cripto-attività all’estero vanno dichiarati nel quadro RW e possono essere soggetti alle imposte patrimoniali IVIE e IVAFE. Le imposte definitive pagate all’estero, in molti casi, si recuperano con il credito d’imposta o applicando le convenzioni contro le doppie imposizioni. Se in passato qualcosa non è stato dichiarato, valutiamo come regolarizzare la posizione.
Lavoro e smart working internazionale
Lavori dall’Italia per un’azienda estera, sei in distacco o dividi l’anno tra due Paesi? Ti aiutiamo a capire dove vanno tassati i redditi e come coordinare imposte e contributi tra i due Stati, che seguono regole diverse.
Chi si trasferisce all’estero o vive fuori
Iscrizione all’AIRE, prova della residenza estera, affitti e immobili in Sardegna di chi vive all’estero, convenzioni con i Paesi in cui risiedono molti sardi emigrati: ti aiutiamo a mettere in ordine la tua posizione con entrambi i Paesi.
Per le imprese che operano con l'estero
- IVA nelle operazioni con clienti e fornitori europei ed extra-UE, reverse charge e iscrizione al VIES
- Comunicazioni Intrastat e trasmissione dei dati delle operazioni con l’estero
- Vendite online ai consumatori europei con lo sportello OSS
- Apertura di sedi o società all’estero e rischio di stabile organizzazione, anche per le società estere con dipendenti in smart working in Italia
- Stranieri che aprono una partita IVA o costituiscono una società in Italia
Come lavoriamo
- Check-up iniziale. Ricostruiamo residenza, redditi e beni in Italia e all’estero.
- Analisi. Individuiamo le norme italiane e la convenzione internazionale applicabili al tuo caso.
- Pianificazione. Ti indichiamo le scelte da fare e i tempi giusti, possibilmente prima del trasferimento.
- Adempimenti. Dichiarazioni, opzioni per i regimi agevolati, quadro RW, comunicazioni.
- Assistenza continuativa. Ti seguiamo negli anni successivi e, nei casi dubbi, valutiamo un interpello all’Agenzia delle Entrate.
Un consiglio: molti regimi agevolati richiedono requisiti da verificare prima di trasferirsi. Parlarne in anticipo evita di perdere un’agevolazione per un dettaglio.
Domande frequenti
La cittadinanza conta per le tasse?
No: in Italia si è tassati in base alla residenza fiscale, non alla cittadinanza. Avere la doppia cittadinanza non cambia, da solo, dove paghi le imposte.
Sono iscritto all’AIRE: per il fisco sono residente all’estero?
Non necessariamente. L’AIRE è un indizio importante, ma conta dove vivi davvero e dove sono la tua famiglia e i tuoi interessi.
Lavoro da casa in Sardegna per un’azienda straniera: dove pago le tasse?
Di regola, se sei residente in Italia, il reddito è tassato in Italia; la convenzione con l’altro Stato va però verificata caso per caso. Se il datore estero non trattiene le imposte italiane, le versi tu con la dichiarazione dei redditi. Per i contributi valgono regole a parte.
Ho pagato tasse all’estero: le pago di nuovo in Italia?
Spesso no, o non per intero: il credito per le imposte pagate all’estero e le convenzioni servono proprio a evitare la doppia imposizione.
Le informazioni di questa pagina sono di carattere generale e vanno verificate sul caso specifico.
